Federico Faggin e la nuova scienza della consapevolezza

Federico Faggin è un grande italiano, laureato in fisica all’università di Padova, scienziato e imprenditore, oggi residente negli Stati Uniti a cui si devono delle scoperte fondamentali nel campo scientifico tecnologico; basti considerare che è stato l’inventore dei primi 4 microprocessori Intel e di alcune tecnologie accessorie; fondatore di Zilog e Synaptics, è inventore della tecnologia che ha consentito la produzione di touchpad e touchscreen. Con giustificata enfasi, si può quindi dire che esista un mondo prima e dopo Faggin.

Il 12 Giugno 2019, Federico Faggin ha presentato a Brescia il suo libro “Silicio” nella cornice della Digital Universitas (https://www.digitaluniversitas.com)

È arduo riuscire a tratteggiare in termini appropriati l’uomo, l’imprenditore, lo scienziato e per molti versi l’umanista; vale più seguire frammenti della sua voce nelle righe che seguono, che sono un tentativo di resoconto, una trascrizione libera e sintetica, della conversazione fra Faggin e il suo ospite, Gianfausto Ferrari.

D. Perché il libro Silicio?

L’idea prima è un’indagine sulla natura della consapevolezza, è stato un modo di chiarire, chiarirsi.

La materia è poi cresciuta, per cui è stata generata una versione limitata e divulgativa del libro vero e proprio; il libro contiene storie “radicali” ed un modello della realtà basato sull’idea che la coscienza, la consapevolezza siano fondamentali nella natura della realtà.

La scienza corrente sostiene che la coscienza sia un epifenomeno, un prodotto del cervello che muore quando la persona muore. Una posizione naturalmente non condivisa dalle religioni e scuole spirituali a partire dai Veda, raccolta di antichi testi sacri indiani.

Con mia moglie Elvia, abbiamo tradotto e pubblicato il libro prima in Italia così, se il libro avesse successo, ci sarebbero più possibilità in US in cui tutto si misura sul guadagno; le case editrici di primordine prenderebbero in considerazione la pubblicazione solo in prospettiva di quello che da noi si chiama dollar sign $

D. Qual è la differenza fra coscienza e consapevolezza? Perché un fisico si interessa alla coscienza?

Vorrei prima far capire attraverso ciò che ho fatto ed i risultati della mia carriera lavorativa che parlo con cognizione e da scienziato, non sono insomma “l’ultimo arrivato”. Ho infatti sviluppato i primi 4 microprocessori dell’Intel e i componenti accessori. In quelle che io chiamo le mie 4 vite sono passato da tecnico a ingegnere e imprenditore ed ho anche collaborato allo sviluppo di “computer che imparano da soli”, il sogno dell’intelligenza artificiale usando le reti neurali.

Nonostante il successo, avevo tutto ed avrei potuto vivere il resto della vita senza lavorare, ero scontento. Scontento profondamente; anche la scontentezza è un segno della coscienza. La combinazione di scontentezza e bisogno di capire la natura della coscienza mi ha condotto a questo nuovo campo di studio.

Nei testi di biologia non si parla mai della coscienza, ma soltanto di segnali elettrici e biochimici come se fossero uguali alla coscienza.

Qual è ad esempio la relazione fra il profumo di un rosa e i segnali elettrici? Come funziona la trasformazione, come si passa da segnali fisici a sensazioni e sentimenti? Il profumo è un’esperienza, una sensazione che rende l’informazione portata dai segnali elettrici cosciente.

A seguito di riflessioni e di questo lavoro su di me, è poi venuta spontaneamente un’esperienza di iper-coscienza, che nella letteratura è descritta come esperienza di risveglio. Un’esperienza venuta da una ricerca personale di voler capire, approfondire:

Mi sono visto come il mondo; ero il mondo che osservava il mondo; un punto di vista del mondo che osservava sé stesso.

Il sapore dell’energia di cui è fatto tutto era un amore così potente che usciva dal cuore come una energia e poi è scoppiata ed ha riempito tutta la realtà. Ho capito che questa è l’energia di cui tutto è fatto, materia, spazio, tempo.

Questa esperienza, una visione di un minuto, ha cambiato la prospettiva sulla realtà.

Ma che natura è quella capace di fornire questa esperienza rivelatoria? La coscienza è una proprietà fondamentale privata che può essere traferita soltanto attraverso simboli.

Di fatto noi abbiamo due realtà, una interiore fatta di pensieri, sensazioni, sentimenti e una realtà esterna. Ma anch’essa è una realtà interna, una rappresentazione rielaborata dal cervello attraverso i sensi: una realtà fuori di noi creata da qualcosa dentro di noi.

Noi siamo un campo cosciente che trasforma l’informazione del cervello nella realtà che vediamo.

Noi in realtà esistiamo anche fuori di noi, possiamo proiettare fuori di noi la nostra immagine del mondo trasformata dal cervello.

In inglese esistono tre termini per definire la coscienza, contro i due in italiano:

Consciousness-Awareness per consapevolezzaà la consapevolezza esiste per tutto, più vicina alla coscienza primitiva ad esempio delle forme di vita minime, come una formica; è proprietà di base.

Conscience per coscienza à termine con anche una valenza etica, è una sorta di consapevolezza evoluta.

D. È possibile con le tue teorie arrivare all’equivalente di Albert Einstein che prima immaginò di cavalcare i raggi di luce e poi effettivamente arrivò al modello ?

L’idea fondamentale del modello che sto sviluppando è che la coscienza è fondamentale, non solo prodotta dal cervello, è una proprietà che esiste prima ancora della materia; esiste nel vuoto quantistico da cui è emerso il nostro universo.

La teoria del Bing Bang ci racconta che da un disturbo nel vuoto quantico è emerso qualcosa che si è espanso creando spazio, tempo, materia, energia, che si sono quindi creati insieme. E, di fatto, gli elementi fondamentali si sono creati insieme come facce della stessa medaglia, se cambia uno cambiano gli altri tre, non sono indipendenti.

Il mio modello dice che i campi quantistici di cui tutto è fatto sono anche dei sé coscienti; la fisica classica vede solo l’aspetto esterno di questi sé coscienti, mentre io dico che questi campi dall’inizio hanno la proprietà della coscienza che è una proprietà interiore, interna di questa sostanza di cui tutto è fatto: il nous-sym.

Nous-sym (mente-simbolo), in quanto ha due facce, la faccia interna e semantica in cui questa energia conosce sé stessa e la faccia esterna, l’aspetto informatico che questa energia presenta agli altri “sé” che osservano.

Partendo da questo modello, questo mondo fisico in realtà è un mondo virtuale; il cervello traduce un mondo fisico simbolico, fatto da una gerarchia di “sé” che partono dai campi quantistici, in una esperienza. Questa esperienza include una rappresentazione del mondo fisico.

Un ragionamento questo impossibile prima della realtà del computer, nessuno l’avrebbe capito: è solo grazie ai computer e realtà virtuale che uno può avere un modello per capire cosa sto dicendo.

Facciamo l’esempio di un ragazzo che gioca al computer: la coscienza dell’Avatar viene dal giocatore. Ancora: immaginiamo di indossare dei costumi sensorizzati che ci trasmettano segnali dal mondo virtuale; il giocatore si immedesima con un carattere in modo da non distinguere più virtuale e reale, si realizza una fusione fra persona e carattere; ebbene, il nostro corpo è come questo costume virtuale: siamo così identificati col corpo da pensare di essere solo corpo mentre le emozioni hanno un correlato del corpo ma non vengono dal corpo.

Le emozioni sono prodotte da un’altra realtà in cui viviamo senza saperlo, così come i pensieri ed i sentimenti spirituali mentre il computer classico non è un sé, è solo corpo, non può essere cosciente essendo fatto di simboli astratti.

La fisica della realtà non può spiegare la natura della coscienza per cui bisogna ampliarla per capire cosa è la coscienza; bisogna farlo oggi per riconoscere quello che ci rende umani.

Non si deve credere al racconto che le macchine controlleranno il mondo perché noi siamo molto di più delle macchine; questa umanità che ci distingue va esplorata; in realtà se non porremo attenzione saremo controllati da coloro che fanno queste macchine.

È questa umanità che ci distingue che è arrivato il momento di esplorare scientificamente.

Vorrei arrivare all’unione fra scienza e spiritualità; la vera spiritualità è un esperimento interiore che ci connette con un mondo più vasto dentro di noi. La fisica fa esperimenti dall’esterno all’esterno, quindi l’aspetto sperimentale è comune fra spiritualità e scienza. Ecco perché le due possono essere unite; non si possono unire invece scienza e religioni dogmatiche, perché il dogma rifiuta ogni confronto con l’evidenza. La scienza ha dogmi che si possono cambiare se il dogma viene falsificato dall’esperimento.

È attraverso questa forma di unione che potremo capire la profondità di ciò che ci rende umani, creativi, che ci permette di amare, gioire, soffrire.

I computer sono macchine buie, dentro non c’è niente, noi invece abbiamo luce dentro ed è ora che impariamo a vederla e usarla con saggezza!

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